post terremoto

Tra pochi giorni la Chiesa di S. Biagio sarà riaperta al pubblico

Nel luogo di culto in via del Carmine è inoltre presente l’affresco la “Madonna col bambino” di Tomaso da Modena, unica testimonianza rimasta della chiesa medievale

Tra pochi giorni la Chiesa di S. Biagio sarà riaperta al pubblico

È arrivato a conclusione l’intervento di riparazione e rafforzamento sismico della chiesa di San Biagio nel Carmine in centro a Modena. La chiesa è già libera da impalcature sia esternamente, su via del Carmine e via Emilia, sia internamente nella navata unica, e sono in corso le attività di sgombero del cantiere nella zona del sottotetto, al di sopra delle volte.

A breve riaperta al pubblico la Chiesa di S. Biagio

MODENA – A verificare i lavori effettuati, nella mattinata di  mercoledì 11 ottobre 2023, sono stati il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli e l’assessore ai Lavori pubblici Andrea Bosi, insieme a tecnici comunali e dell’impresa aggiudicataria dell’appalto, l’azienda Candini Arte di Castelfranco Emilia.

 E’ di proprietà comunale

L’edificio religioso di proprietà del Comune, fondato nel 1319 insieme all’attiguo convento e rimasto danneggiato e inagibile in seguito agli eventi sismici del 2012, a giorni sarà restituito ai fedeli, ai modenesi e ai turisti in visita, consentendo di ammirare di nuovo il complesso architettonico e le opere d’arte che conserva, tra le quali gli affreschi della cupola realizzati da Mattia Preti a metà del Seicento.

Fondi per 825 mila euro

L’intervento alla chiesa di San Biagio, del valore di 825 mila euro, è stato finanziato attraverso risorse stanziate dalla Regione Emilia-Romagna per il recupero post sisma. L’edificio di via del Carmine è, infatti, l’ultimo degli edifici religiosi in centro storico di proprietà del Comune oggetto di recupero post sisma, dopo le chiese di San Barnaba, Sant’Agostino, il Tempio monumentale dei caduti e la Chiesa del Voto.

Fuori dal centro rimane ancora da effettuare il restauro della chiesa di San Lazzaro, su cui l’Amministrazione è in attesa della valutazione di congruità della Commissione congiunta Regione-Soprintendenza per il primo stralcio di interventi volto al consolidamento sismico.

L’affresco realizzato da Mattia Preti nel 1652

L’edificio religioso, risalente al 1319 e fondato insieme all’attiguo convento, presenta una cupola decorata con una composizione a spirale, dove il moto parte dai santi carmelitani in basso e, attraverso la mediazione della Vergine, giunge a putti e angeli e, di qui, alla Trinità. L’affresco, realizzato appunto da Mattia Preti nel 1652, seppur in modo meno ardito si ispira alla cupola di Sant’Andrea della Valle a Roma del pittore barocco romano Giovanni Lanfranco.

Nella sua realizzazione, Preti, inserisce espedienti illusionistici tipici della cultura teatrale del tempo, come le ombre delle nuvole portate al di fuori dello spazio dipinto, sugli stucchi delle arcate, a invadere lo spazio dell’architettura con l’obiettivo di coinvolgere emotivamente il fedele. Il tutto, però, all’insegna di un naturalismo tipico della tradizione pittorica emiliana.

Oltre all’affresco la “Vergine accolta in cielo” nella cupola, all’interno della storica chiesa oggetto di rafforzamento sismico e restauro decorativo, altre opere sono da attribuire a Mattia Preti: il “Concerto d’angeli” nel coro e gli “Evangelisti” dei pennacchi sottostanti. Il tema del concerto, ampiamente praticato in pittura da oltre un secolo, mai era stato tradotto in forme tanto monumentali: un angelo al centro dirige una vera e propria orchestra in cui i musicisti, muniti di numerosi strumenti, accompagnano un ampio coro di voci angeliche.

Nella cupola

Nel luogo di culto in via del Carmine è inoltre presente l’affresco la “Madonna col bambino” di Tomaso da Modena, unica testimonianza rimasta della chiesa medievale, mentre maggiori sono i resti di epoca moderna, a partire dalle strutture dei secoli XV e XVI ancora presenti sotto i rifacimenti seicenteschi. A questa fase intermedia risale anche la grande pala con “Sant’Alberto di Sicilia” di Gian Gherardo delle Catene.

I dipinti della volta, con il profeta “Elia”, e delle pareti laterali, con la “Vita di Sant’Angelo”, sono di Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli, allievi del bolognese Girolamo Curti, detto “il Dentone”, cui erano state assegnate le decorazioni ma che si ammalò a morte e non poté completare i lavori. Infine, è di autore ignoto l’immagine su tavola della “Madonna del Carmine” inserita all’interno di un ricco altare in marmi policromi eseguito da Tommaso Loraghi.

Vi ha lavorato il “Galaverna”

La chiesa di San Biagio nel Carmine, originariamente intitolata “Santa Maria del Carmine”, assunse l’attuale denominazione e le funzioni di parrocchia nella seconda metà del Settecento. Già dalla metà del XV secolo il luogo di culto fu interessato da consistenti lavori edilizi, ma gli interventi di rifacimento che ne hanno determinato l’attuale aspetto risalgono al 1632, anno in cui per volontà del priore del convento, padre Monesi, venne ricostruita la sagrestia e, a seguire, furono interessate le strutture di convento e chiesa.

I lavori furono affidati all’architetto Cristoforo Malagola, detto “il Galaverna”, mentre le pitture sono appunto opera di Mattia Preti, ingaggiato a Roma da un emissario di Francesco I. Nel 1783 il convento fu soppresso e i frati costretti ad abbandonare la città in ottemperanza a un decreto di Ercole III.