Drop-in in via Benassi: il Comune rassicura sulla sua funzione.
Drop-in in via Benassi
“I dati ci raccontano che, da quando il Drop-in ha aperto, le denunce, le segnalazioni e le richieste di intervento alla Polizia locale in quell’area sono diminuite. L’allarme sociale generato dal centro diurno di via Benassi è quindi, molto probabilmente, conseguenza del suo ‘esserci’: prima, quando il servizio era affidato a un camper con la modalità “on the road”, le persone che ne usufruivano non venivano viste, pur essendo ugualmente sotto gli occhi di tutti, anche più di oggi. Il luogo di ubicazione del Drop-in, infatti, è stato scelto sulla base delle presenze in strada delle persone con problematiche di dipendenza, già concentrate nella zona antistante la Stazione dei treni, per provare a gestire al meglio un problema preesistente. Anche qualora si ragionasse sul suo spostamento, le persone continuerebbero a sostare nei pressi della Stazione, così come succedeva prima della sua apertura”.
Due interrogazioni
MODENA – Lo ha spiegato la vicesindaca e assessora a Sanità, Salute e servizi connessi Francesca Maletti durante il Consiglio comunale di lunedì 20 aprile 2026, rispondendo a due interrogazioni trattate congiuntamente e dedicate al tema del Drop-in di via Benassi a Modena. Nella prima, presentata da Piergiulio Giacobazzi di Forza Italia, si chiedeva conto dell’impatto sociale e di ordine pubblico del centro diurno nella zona Sacca. In particolare, il consigliere ha chiesto se fosse stata effettuata una valutazione prima della sua apertura, se siano stati rilevati aumenti di episodi di degrado, bivacchi, vandalismi, furti o spaccio dall’apertura, quali forme di coinvolgimento dei residenti e dei comitati di zona si intendano attivare “per ristabilire un clima di fiducia e trasparenza”. La seconda, a firma Andrea Mazzi di Modena in ascolto e dedicata al funzionamento del Drop-in, chiedeva in particolare quante persone abbiano avuto accesso al centro e quali e quanti servizi siano stati loro forniti. È stato chiesto anche un dettaglio sui costi e sui contributi al suo funzionamento da parte di Comune e Ausl e quali sviluppi ci siano riguardo alla valutazione di un possibile spostamento del centro.
Una trentina le persone che si presentano
“Quando ancora il diurno non era aperto ma gli interventi venivano erogati da un camper ubicato nello stesso luogo dove oggi si trova il Drop-in, accedevano al servizio circa 40 persone tutti i giorni. Le persone che oggi frequentano il Drop-in sono una trentina al giorno, in leggero calo rispetto agli anni precedenti: quindi non ha fatto da richiamo per altre persone rispetto a quelle che già vorticavano intorno all’unità di strada mobile”, ha spiegato la vicesindaca.
Accoglienza notturna
Maletti ha poi spiegato che dall’apertura al marzo di quest’anno sono state accolte 110 persone, di cui 19 donne e 91 uomini. La media giornaliera è di 31 persone, contro le 35 che usufruivano dei servizi del camper nell’anno precedente l’apertura. Il Drop-in ha offerto anche un servizio di accoglienza invernale notturna, contando 47 persone dal dicembre 2025 al marzo 2026.
Gestire al meglio
Sul tema dell’ubicazione in via Benassi, “la zona è stata scelta sulla base del fatto che un servizio a bassa soglia come questo deve essere collocato in un luogo ad alta frequenza di persone che ne possono usufruire, per favorirne l’accesso e conseguentemente l’aggancio; motivo per cui anche il camper era stato ubicato nel parcheggio della Stazione Porta Nord – ha detto la vicesindaca – Gli spazi attuali ci permettono di proseguire le attività di bassa soglia potendo tenere all’interno dello stabile persone per gran parte della giornata e, quindi, garantire sollievo dalla vita in strada attraverso il soddisfacimento dei bisogni primari. Ribadisco che la sede del Drop-in è stata individuata in quella zona per provare a gestire al meglio un problema già preesistente”.
I servizi
Quanto ai servizi forniti dal Drop-in, che si configura come un Livello essenziale di assistenza garantito dal Servizio sanitario nazionale, si articolano su tre dimensioni integrate: “Risposta ai bisogni primari, riduzione dei rischi e dei danni correlati al consumo di sostanze e accompagnamento ai percorsi di cura. Si tratta di interventi a bassa soglia finalizzati al miglioramento delle condizioni di vita e dello stato di salute di persone in condizione di marginalità sociale e vulnerabilità sanitaria che non prevedono l’erogazione di farmaci né di sostanze psicoattive. A tutte le persone accolte vengono proposti in modo sistematico percorsi di valutazione, cura e riabilitazione, finalizzati ad intercettare la fase motivazionale e clinica più favorevole per l’avvio di un percorso terapeutico presso il Servizio per le dipendenze patologiche. La permanenza presso il centro rappresenta un fattore di protezione (soprattutto per le donne ed i più giovani), contribuendo alla riduzione del consumo compulsivo di sostanze e dei comportamenti a rischio ad esse correlati, in un’ottica di tutela della salute individuale e collettiva”.
Sul tema dei costi, la vicesindaca ha spiegato che l’Ausl di Modena ha contrattualizzato una spesa forfettaria di 270mila euro per l’anno 2025 specificando che, essendo il servizio inserito nei Livelli essenziali di assistenza, è a carico del Fondo Sanitario.