Miglior Dermatologo a Modena: Elisa Benati si conferma riferimento del territorio

Miglior Dermatologo a Modena: Elisa Benati si conferma riferimento del territorio

Quando si pensa alla figura del dermatologo, l’immagine che viene in mente è spesso quella legata al controllo dei nei o alla cura di un’irritazione passeggera.

La realtà della disciplina è molto più ampia e tocca la vita delle persone in ogni fase, dall’infanzia all’età adulta: la pelle racconta lo stato di salute dell’intero organismo, segnala squilibri, custodisce le tracce dell’esposizione solare accumulata negli anni e richiede competenze che spaziano dall’oncologia cutanea alla chirurgia, fino alla medicina estetica. In un territorio come quello tra Modena e Carpi, dove la richiesta di specialisti qualificati è elevata, riferimenti professionali solidi diventano un punto di orientamento prezioso per i pazienti.

È il caso della Dr.ssa Elisa Benati, dermatologa di recente collocata al vertice della classifica dei migliori specialisti della provincia stilata dalla testata Corriere Romagna. L’abbiamo incontrata per farci raccontare il suo percorso, l’attività di diagnosi precoce dei tumori cutanei e il modo in cui affronta le diverse aree della professione. e il modo in cui affronta le diverse aree della professione.

Un riconoscimento che premia un percorso costruito con costanza

«La prima sensazione che si prova davanti a una valutazione positiva di questo tipo è la responsabilità verso le persone che scelgono di affidarsi al mio studio. Trovarmi inserita tra i migliori dermatologi a Modena da una testata radicata sul territorio lo vivo come un invito a continuare nella direzione tracciata, fatta di ascolto attento del paziente, aggiornamento costante e attività clinica.

Il percorso che mi ha portata fin qui parte da lontano: mi sono laureata in Medicina e Chirurgia con 110 e lode all’Università di Modena e Reggio Emilia, dove ho conseguito anche la specializzazione in Dermatologia e Venereologia. Fin dagli anni della specialistica ho sentito l’esigenza di mettere insieme due dimensioni complementari, l’attività ambulatoriale privata, fatta di contatto quotidiano con il paziente, e quella ospedaliera, dove si lavora su casistiche complesse e si ha accesso a tecnologie diagnostiche aggiornate. Le due strade si nutrono a vicenda, e la loro combinazione è il modo migliore per offrire un servizio clinicamente solido e al tempo stesso personalizzato sulle esigenze di chi ho di fronte».

Quali sono le patologie tumorali della pelle che vede con maggiore frequenza?

«I tumori cutanei rappresentano una parte molto significativa della mia attività clinica. Tra le forme più frequenti ci sono i cosiddetti non-melanoma skin cancers, in particolare il carcinoma basocellulare e il carcinoma squamocellulare, che colpiscono soprattutto pazienti che hanno avuto un’esposizione solare importante nel corso della vita. Si tratta di tumori a crescita lenta, spesso intercettabili in fase precoce con un controllo accurato della pelle.

Il melanoma rappresenta invece la forma più impegnativa sul piano clinico, perché può svilupparsi in tempi più rapidi e richiede una diagnosi quanto più anticipata possibile. Per questa ragione svolgo una parte rilevante del mio lavoro presso lo Skin Cancer Center dell’Arcispedale Santa Maria Nuova – IRCCS di Reggio Emilia, dove mi occupo di diagnosi precoce dei tumori cutanei. È un contesto che permette di confrontarsi quotidianamente con casi complessi e di avere a disposizione metodiche di imaging non invasive come la videomicroscopia e la microscopia laser confocale, strumenti che hanno cambiato in modo profondo la qualità della diagnosi dermatologica».

Ha appena nominato lo Skin Cancer Center. Che ruolo svolge nella sua pratica quotidiana?

«Lo Skin Cancer Center dove lavoro è un centro ospedaliero specializzato in diagnosi e gestione di tumori cutanei di III livello, in cui quindi vengono trattati anche i casi più complessi. Questo significa avere a disposizione strumenti diagnostici di ultima generazione, partecipare a protocolli di ricerca su scala internazionale e confrontarsi con un volume di casi oncologici che permette di affinare l’occhio clinico in modo rapido.

Per il paziente ambulatoriale tutto questo si traduce in vantaggi molto concreti. La frequentazione quotidiana di casistiche complesse affina la capacità di riconoscere precocemente lesioni sospette, anche quando si presentano in forme sfumate o atipiche che richiedono esperienza per essere intercettate.

A questo si aggiunge la familiarità con tecnologie diagnostiche avanzate: la videomicroscopia, ad esempio, la utilizzo regolarmente in studio per la mappatura dei nei e per il monitoraggio nel tempo, uno strumento particolarmente utile nei soggetti con numerose lesioni pigmentate o con familiarità per melanoma».

Come si integrano nella sua attività la dermatologia clinica e la chirurgia?

«La pelle è un organo complesso, e qualunque intervento parte da una lettura clinica accurata. La dermatologia clinica costituisce il fondamento: senza una conoscenza approfondita delle patologie cutanee, dei meccanismi infiammatori e delle reazioni individuali, qualsiasi procedura chirurgica o estetica perde di efficacia e di sicurezza.

La chirurgia dermatologica che eseguo in studio – dalla crioterapia alle escissioni di neoformazioni, passando per le biopsie cutanee e la diatermocoagulazione – è un’estensione naturale del lavoro diagnostico: la decisione di asportare una lesione nasce da una valutazione clinica accurata, e a sua volta l’esame istologico ne arricchisce la comprensione.
Tra i suoi pazienti ci sono anche molti bambini. Quali sono i disturbi cutanei più ricorrenti in età pediatrica?

«La dermatologia in età neonatale e pediatrica rappresenta una parte significativa della mia attività. La pelle dei bambini ha caratteristiche specifiche e reagisce in modo diverso rispetto a quella dell’adulto: la barriera cutanea è più sottile, la sensibilità ai prodotti è maggiore e alcune patologie hanno un decorso particolare in questa fascia d’età.

Tra le condizioni che osservo più di frequente ci sono la dermatite atopica, che ha spesso un esordio precoce e può accompagnare il bambino per anni se non gestita correttamente, e la dermatite da pannolino insieme ad altre forme di dermatite irritativa o da contatto. Vedo con regolarità casi di orticaria, esantemi virali, infezioni cutanee e mucosali, malattie delle unghie e dei capelli. Anche la psoriasi può presentarsi in età pediatrica, talvolta in forme differenti da quelle dell’adulto. In tutti questi casi il dialogo con i genitori è fondamentale: il bambino non sempre racconta con precisione il proprio disagio, e l’aderenza alla terapia dipende dalla famiglia. Per questo dedico tempo alla spiegazione del quadro clinico e alla costruzione di un percorso sostenibile nel contesto domestico».

Si occupa anche di tricologia. Quando è il caso di richiedere una visita?

«La tricologia è un ambito in costante crescita, sia per l’aumentata consapevolezza dei pazienti sia perché i disturbi del cuoio capelluto e dei capelli hanno un impatto psicologico spesso superiore a quello strettamente medico. Esistono diverse forme di alopecia — l’alopecia androgenetica è la più diffusa, ma vi sono anche forme areate, cicatriziali e legate a patologie sistemiche — e ognuna richiede un approccio diagnostico specifico.

Il momento giusto per richiedere una visita tricologica è quando si nota una caduta che si protrae oltre i tempi fisiologici, un diradamento progressivo in determinate aree, un prurito persistente, una desquamazione anomala del cuoio capelluto o un cambiamento nella qualità dei capelli.

Anche piccoli segnali, se costanti nel tempo, meritano una valutazione: in tricologia la diagnosi precoce consente spesso di rallentare o arrestare il processo, mentre interventi tardivi su forme cicatriziali sono molto più complessi da gestire. La visita comprende un’anamnesi approfondita, un esame obiettivo del cuoio capelluto con strumenti dedicati e, quando necessario, esami ematochimici di supporto per indagare eventuali cause sistemiche».

Quali sono le richieste più frequenti che riceve in ambito estetico?

«Le richieste in ambito estetico sono cambiate negli ultimi anni. Oggi il paziente cerca risultati naturali, capaci di valorizzare i tratti senza alterarli, e si rivolge alla medicina estetica con una consapevolezza maggiore rispetto al passato.

Tra i trattamenti più richiesti ci sono i filler a base di acido ialuronico per il ripristino dei volumi del viso, la tossina botulinica per le rughe d’espressione e le procedure di biostimolazione e biorivitalizzazione, che agiscono sulla qualità complessiva della pelle migliorandone tono, elasticità e idratazione.

I peeling chimici restano una scelta apprezzata per il rinnovamento cutaneo, mentre la laserterapia copre un ventaglio molto ampio di applicazioni, dagli inestetismi pigmentari ai capillari, fino ai trattamenti di ringiovanimento.

Qualunque sia il trattamento, la riuscita dipende sempre dalla competenza clinica: un filler, un peeling chimico o un trattamento laser danno risultati ottimali solo se chi li esegue conosce nel dettaglio il tipo di pelle, lo stato di idratazione, eventuali patologie sottostanti e le possibili controindicazioni. Per questo, prima di proporre qualsiasi trattamento, valuto la pelle nel suo complesso, eventuali patologie in corso e l’anamnesi del paziente, e costruisco un percorso personalizzato. L’obiettivo è sempre lavorare in armonia con i tratti del volto, mai contro di essi».

Quali comportamenti quotidiani fanno la differenza per la salute della pelle?

«La prevenzione quotidiana è uno strumento potentissimo, anche se spesso sottovalutato. Il primo comportamento che consiglio a tutti i pazienti è la fotoprotezione, da intendere come abitudine costante e non solo come gesto estivo: i raggi ultravioletti agiscono tutto l’anno, anche nelle giornate nuvolose, e l’esposizione cumulativa nel corso della vita rappresenta uno dei principali fattori di rischio per i tumori cutanei e per l’invecchiamento precoce della pelle.

Importante è anche l’autosservazione: imparare a conoscere la propria pelle, i propri nei e le proprie caratteristiche permette di accorgersi rapidamente di eventuali cambiamenti. Una macchia che cambia forma o colore, una lesione che non guarisce, un nuovo elemento che compare meritano sempre una valutazione specialistica. Sul fronte della routine quotidiana, una corretta idratazione, prodotti detergenti adatti al proprio tipo di pelle e un’alimentazione equilibrata contribuiscono al mantenimento dell’omeostasi cutanea. Infine, raccomando di non saltare i controlli periodici: una visita dermatologica regolare permette di costruire un quadro nel tempo, particolarmente utile per chi ha numerosi nei o familiarità per melanoma».