L'indagine

Portavano a termine frodi informatiche per sostenere diverse famiglie legate al clan dei Casalesi

Per acquisire ulteriori elementi di prova sono state effettuate 21 perquisizioni da parte della Guardia di Finanza che hanno interessato anche il modenese

Portavano a termine frodi informatiche per sostenere diverse famiglie legate al clan dei Casalesi

Per delega del Procuratore della Repubblica di Napoli e  nell’ambito di attività di indagine dirette da stessa Procura della Repubblica – D.D.A., i militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, con il supporto dei Finanzieri del Comando Provinciale di Caserta e Milano, hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere, emessa dal G.I.P del Tribunale di Napoli, nei confronti di n. 2 persone, indagate per i reati di associazione per delinquere e autoriciclaggio con l’aggravante di agevolare il clan dei Casalesi.

Frode informatiche per sostenere il clan dei Casalesi

MODENA – Le attività di indagine coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli hanno consentito di individuare un articolato sistema illecito, realizzato da un’organizzazione criminale operante tra l’Italia e la Spagna, finalizzato a “svuotare” i conti correnti di ignari soggetti attraverso l’accesso abusivo a sistemi informatici e il furto di dati sensibili realizzato via mail (phishing), mediante l’invio di sms (smishing) e tramite comunicazioni telefoniche (vishing).

Una quarantina le truffe portate a termine

Nel dettaglio, le indagini, svolte anche attivando i canali di cooperazione internazionale di polizia, hanno riguardato 24 soggetti e si sono concentrate su 38 episodi di truffa perpetrate ai danni di altrettante vittime italiane a cui sarebbero stati sottratti circa 800mila euro, somme confluite – almeno in parte – nelle casse del clan dei Casalesi.

Diverse modalità

In particolare, la truffa è stata realizzata con diverse modalità. Un primo schema, il più comune, consisteva nell’inviare alla vittima un messaggio SMS o una mail, proveniente – solo apparentemente – dall’istituto di credito dove il soggetto aveva aperto un rapporto di conto corrente, con i quali veniva comunicata l’avvenuta esecuzione di bonifici o di altre disposizioni di addebito. Successivamente il truffatore, spacciandosi per un dipendente della Banca addetto al sistema antifrode, induceva la vittima a eseguire un bonifico istantaneo verso un altro conto corrente, riconducibile al sodalizio criminale.

Un secondo metodo

Un secondo schema consisteva nella fraudolenta attivazione di una copia della SIM telefonica in uso alla vittima e associata al conto corrente. In tal modo, era possibile accedere all’home banking e, una volta ricevuta la password temporanea (codice OTP) via SMS, trasferire con bonifici istantanei le somme esistenti sui conti correnti verso rapporti bancari riconducibili all’organizzazione.

Valute virtuali

I fondi così ricevuti sarebbero stati velocemente inviati su altri conti correnti, anche esteri, prelevati “per contanti” e consegnati, in gran parte, a esponenti del clan dei casalesi. In alcune circostanze, poi, i proventi illeciti sarebbero stati impiegati anche per l’acquisto di valute virtuali, ritenute un investimento “sicuro” in considerazione dell’oggettiva difficoltà di identificare i titolari dei relativi portafogli virtuali (criptowallets).

Imprenditori casertani

Alla luce delle risultanze investigative e in accoglimento della richiesta avanzata da questo Ufficio, il G.I.P. del Tribunale di Napoli ha disposto nei confronti dei due indagati principali, imprenditori casertani operanti nel settore del commercio di automobili e domiciliati tra l’Italia e la Spagna, la misura degli arresti in carcere. Per gli altri indagati, il G.I.P. ha comunque ritenuto sussistente un quadro indiziario idoneo a dimostrare che hanno fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla frode informatica, al riciclaggio e all’autoriciclaggio, con l’aggravante, per sei soggetti, della finalità di agevolare il clan dei Casalesi.

In contanti

In particolare, gran parte dei proventi illeciti, pari a circa il 40%, veniva consegnato, per contanti, ad esponenti del clan camorristico al fine di finanziarne l’operatività e provvedere al mantenimento di svariate famiglie di detenuti del clan stesso, rafforzando la presenza camorristica sul territorio. Per acquisire ulteriori elementi di prova, sono state effettuate n. 21 perquisizioni presso abitazioni e attività commerciali situate nelle Province di Napoli, Caserta, Modena, Benevento, Potenza e Isernia.

Ulteriori indagini

Si evidenzia, in ogni caso, che il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.