Definire vitale il Decreto Energia, in questi giorni all’esame del Governo, non è azzardato. Lo dicono i numeri: in Italia il peso delle bollette è ben superiore alla media europea con punte del 50-60% rispetto a Paesi come Francia e Spagna. E la situazione è ancora più grave per le piccole e medie imprese, che sopportano un costo dell’energia che supera di tre volte quello delle energivore per effetto di un sistema non equo.
Per l’energia le piccole imprese sono allo stremo
MODENA – “Un esempio? Una piccola impresa paga 70 euro per megawattora di oneri generali contro i 6-14 euro delle grandi imprese, e a differenza di altri Paesi non può accedere a tutta una serie di agevolazioni concesse invece alle imprese. Con un simile fardello sulle spalle, hai voglia a parlare di competitività e produttività”, lo ha osservato Cesare Galavotti, presidente della CNA di Modena.
Segnali non positivi
“Purtroppo – ha proseguito Galavotti – i segnali che arrivano non sono positivi. I conflitti tra i produttori di energie rinnovabili e quelli tradizionali, la posizione di monopolio di cui beneficiano alcuni grandi player di mercato non lasciano spazio all’ottimismo. Inoltre, dalle prime indiscrezioni pare piccole imprese come lavanderie, saloni di bellezza, tutto il settore dell’autoriparazione, rimanga escluso dalle agevolazioni allo studio”.
“Se nel 2025 l’energia in Italia è costata il 48,5 in più rispetto alla Spagna, forse basterebbe copiare quanto si fa nel paese iberico”, commenta con amarezza il presidente dalla CNA modenese.