La denuncia

L’attuale crisi peggio della pandemia

Lo sostiene Coldiretti. Se l’aumento dei prezzi energetici dovesse continuare sono a rischio raccolti pari a oltre 230 miliardi di pasti

L’attuale crisi peggio della pandemia
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Con una crisi energetica e produttiva che rischia di essere peggiore di quella causata dal Covid, l’Europa deve mettere in campo un nuovo Pnrr straordinario per l’agricoltura, con risorse aggiuntive rispetto alla Pac, per fronteggiare l’aumento dei costi di produzione, sostenere gli investimenti e garantire così la salute dei cittadini e la sopravvivenza delle imprese agricole che garantiscono a tavola cibo sano e sicuro.

L’attuale crisi peggio della pandemia

MODENA – E’ la proposta lanciata dalla Coldiretti, tra cui quella di Modena, in occasione della giornata conclusiva del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato con la collaborazione di The European House – Ambrosetti. Presente al Forum una delegazione di Coldiretti Emilia Romagna guidata dal Presidente, Luca Cotti e dal Direttore, Marco Allaria Olivieri.

Una crisi grave

L’agricoltura sta affrontando una crisi che rischia di essere persino più grave di quella vissuta durante la pandemia. Guerre, esplosione dei costi energetici, tensioni commerciali e instabilità geopolitica stanno mettendo sotto pressione la tenuta economica delle imprese e la capacità produttiva europea e mondiale.

230 miliardi di pasti

Secondo un’elaborazione del Centro Studi Divulga, se l’aumento medio dei prezzi dell’energia e degli input agricoli osservato nella prima metà del 2026 dovesse perdurare verrebbe a mancare dalle tavole una produzione di cereali pari a oltre 230 miliardi di pasti, che andrebbe a colpire soprattutto i Paesi più poveri.

Il gasolio agricolo

Dall’avvio della guerra in Iran il prezzo del gasolio agricolo è praticamente raddoppiato. La quotazione media mensile a settembre 2026 (1,561 euro) è stata la più alta registrata, superando il record del giugno 2022 (1,559 euro) legato alle conseguenze dello scoppio della guerra in Ucraina. Per arare un campo di 11 ettari (la dimensione media di un’azienda agricola italiana) un agricoltore spende oggi circa 600 euro in più rispetto al febbraio scorso. Impennata anche per i fertilizzanti, che sono arrivati a superare gli 800 euro a tonnellata, così come per i materiali, a partire dalla plastica. A tutto ciò vanno aggiunti i danni causati dai cambiamenti climatici. Tra caldo estremo, siccità, grandine e roghi i danni all’agricoltura italiana hanno superato i tre miliardi di euro, secondo una stima Coldiretti.
Una vera e propria emergenza che rischia di compromettere non soltanto il reddito degli agricoltori, ma la stessa sicurezza alimentare del continente e la salute dei cittadini.

Stessa capacità

Se durante il Covid l’Unione ha trovato le risorse per sostenere la ripresa economica, oggi deve dimostrare la stessa capacità di intervento per difendere la propria sovranità alimentare. Serve però una netta inversione di rotta rispetto alle attuali politiche della Commissione guidata dalla Von der Leyen, che nei fatti continua a dimostrare di non ritenere la sicurezza alimentare una priorità strategica, in preda a una deriva tecnocratica e antidemocratica che rappresenta oggi una minaccia per il futuro dell’Europa stessa.