La sentenza

Un trasferimento arbitrario costato alla Pubblica amministrazione oltre 5mila euro

Per il Tribunale siamo di fronte ad “una violazione dei canoni di buona fede e correttezza”, fondamentali in una amministrazione pubblica.

Un trasferimento arbitrario costato alla Pubblica amministrazione oltre 5mila euro

Il Tribunale di Modena ha rimesso le cose al loro posto. E quanto afferma la Cisl Emilia Romagna in una nota diffusa oggi.  E lo ha fatto con una sentenza che parla oltre il singolo caso: nella Pubblica amministrazione i lavoratori non si spostano come pedine, senza motivazioni solide e trasparenza.

Un trasferimento arbitrario

TERRE DEI CASTELLI – La vicenda riguarda Gabriele Tambascia, agente di Polizia Locale dell’Unione Terre di Castelli, trasferito d’ufficio nel 2024, senza un minimo preavviso, dal presidio di GuigliaZocca a quello di SavignanoSpilamberto. Un provvedimento che la Cisl Fp Emilia Centrale ha contestato fin dall’inizio, prima nei tavoli sindacali e poi sostenendo l’agente nel ricorso al Giudice del lavoro.

La sentenza

Pochi giorni fa è arrivata la sentenza ed è netta: trasferimento illegittimo, obbligo per l’Unione Terre di Castelli di ricollocare immediatamente il lavoratore nella sede originaria e condanna dell’amministrazione al pagamento dei due terzi delle spese legali, pari a 5.400 euro oltre accessori. Non a caso il Tribunale ha evidenziato “una violazione dei canoni di buona fede e correttezza”, fondamentali in una amministrazione pubblica.

Buon senso

Soldi dei cittadini che l’Unione avrebbe potuto serenamente risparmiare – evidenzia Mirko Manzini, Cisl Fp Emilia Centrale, che ha seguito la vicenda dall’inizio – se solo avesse avuto il buon senso di accettare la proposta di conciliazione del Giudice, evitando di arrivare ad una sentenza che era logico aspettarsi di questa portata. Un tema che, peraltro, potrebbe non sfuggire alla Corte dei Conti”.

Una soluzione

Il sindacato ricorda di aver cercato una soluzione prima del giudizio: incontri con il Comandante, con il responsabile del personale. Venne proposto un confronto con le organizzazioni sindacali e Rsu. “Ci siamo seduti ai tavoli, abbiamo chiesto regole chiare sulla mobilità interna tra presidi e abbiamo rifiutato accordi proforma che avrebbero lasciato intatta l’arbitrarietà di questa decisione contro l’agente Tambascia. La sentenza dimostra che quella prudenza era fondata”.

Nella foto: Mirco Manzini del sindacato