Cronaca
lutto

E' morto Carlo Savigni, Modena piange il pioniere dell'emittenza libera

Vogliamo ricordarlo attraverso le sue parole, con cui ci raccontava l'avventura di Modena Radio City.

E' morto Carlo Savigni, Modena piange il pioniere dell'emittenza libera
Cronaca Modena, 12 Maggio 2022 ore 11:04

MODENA - E’ mancato nella giornata di ieri, mercoledì 11 maggio 2022, Carlo Savigni, nome molto conosciuto nella città di Modena e non solo per essere stato uno dei pionieri delle radio libere, che ha visto proprio la città emiliana come l’epicentro di un fermento musicale e culturale. Savigni aveva 78 anni. Vogliamo ricordarlo attraverso le sue parole, con cui ci raccontava l'avventura di Modena Radio City.

Carlo Savigni ci ha lasciato: così raccontava la storia di Modena Radio City

"Da anni ero un accanito ascoltatore di radio private (Luxembourg e Montecarlo) e dopo la nascita delle prime radio libere a Parma e Milano, accarezzavo l’idea di farne una mia a Modena. Ne avevo parlato con alcuni amici al Grand’Italia, che continuava a essere il luogo d’incontro di sempre, quando arrivò in città Bocchi, non ricordo il nome, con il progetto di fare Radio Modena.

Conoscevo già Bocchi perché era concessionario degli Hi-Fi Pioneer per Parma, come io lo ero per Modena. Italo Albieri, rappresentante per l’Emilia Romagna, organizzava spesso cene di lavoro che riunivano i vari rivenditori della regione. Così Bocchi venne da me, mi chiese se intendevo dargli una mano, e alla mia risposta affermativa mi incaricò di reclutare dei giovani intenzionati a partecipare.
La strana teoria di Bocchi, che in verità non aveva le idee molto chiare, era che i giovani prescelti dovevano appartenere alla Modena bene. Non capii perché, ma mi adeguai.

I primi furono Daniele Soragni e compagnia, fra cui Max Mati e altri, che allora erano poco più che ragazzi.
Gli studi furono allestiti in Via Venturi, proprio nei locali di Tele Modena che aveva chiuso i battenti dopo pochi mesi d’attività.
Il luogo si prestava: c’era già l’angolo regia, dietro il vetro, i cavi per la “bassa frequenza” erano ancora efficienti e c’erano ancora, persino, le scrivanie per la “redazione”.
L’antenna venne montata sul tetto del palazzo che non era molto alto ma, visto che le frequenze FM allora erano “pulite”, il segnale emesso da un trasmettitore residuato bellico bastava a coprire la città e il comprensorio.

Bocchi che, come dicevo, non aveva le idee molto chiare, si limitava a “tenere la posizione”, e aveva dato alla neonata Radio Modena, che era subito diventata un luogo d’incontro, un taglio di tipo parrocchiale dove regnava l’anarchia totale.
Chiunque poteva arrivare, a qualsiasi ora, e andare in onda dicendo quel che gli veniva in mente, suonando i suoi dischi portati da casa, finché ne aveva voglia. Tutti sapevano tutto, tutti erano esperti di musica, le “dediche e richieste” arrivavano di continuo, spesso da amici e signore della porta accanto che si complimentavano con lo speaker di turno che si scioglieva in un brodo di giuggiole. Il tutto rigorosamente On Air.

Nelle “ore di punta” c’era un andirivieni incredibile di ragazzi che si atteggiavano a superstar, con ragazzine al seguito che facevano il tifo. Davanti alla sala di trasmissione c’era la fila di chi aspettava il proprio turno, come dal medico della mutua, e alla fine l’ultimo NON chiudeva la porta, che rimaneva aperta, in attesa di disk-jokey, giorno e notte. Dietro le quinte c’erano Capi a non finire che “avevano ricevuto l’incarico” da Bocchi. Che non si vedeva mai.
Dopo un mese e mezzo di questa gabbia di matti, chiesi un incontro chiarificatore col “nostro”, cercai di spiegare che non si poteva continuare così, ottenendo sguardi assenti e un: “Fai tu… di te mi fido”.

La formazione della squadra

"Dato che, comunque, non era arrivato alcun ordine di scuderia e nessun segnale ai vari Capi, o presunti tali, continuai a trovare un territorio minatissimo su cui muovermi. Cominciai col mettere in onda un messaggio che invitava tutti coloro che ritenevano d’avere doti “radiofoniche” a presentarsi o ad inviare eventuali provini.

L’unica cassetta arrivò per posta. L’ascoltai con curiosità e interesse. Il “prodotto” era perfetto per scelta delle musiche e presentazione, che aveva un buon ritmo. La voce era calda e gradevole: l’autore era Enzo Natali.
Lo chiamai al numero di telefono indicato nel provino, che era quello del suo negozio di colori e mesticheria. Gli chiesi di incontrarlo, si precipitò entusiasta.

Daniela Moscatti la incontrai un pomeriggio nel cortile antistante l’ingresso della radio. Arrivò e, con spavalderia, mi disse: “ Se cerchi una bella donna non faccio per te ma se la cerchi brava… eccomi qua. L’assunsi al volo. Anche se aveva mentito, era pure una bella donna.

Enzo mi fece conoscere due suoi amici: Mario Labarbera e Gianni Bosi, anche loro molto simpatici, frizzanti, sembravano fatti apposta per fare radio. Nacque il trio Enzo Mario & Gianni. Mi ricordai di un ragazzino: capelli corvini lunghi fino alle spalle, alto e longilineo, che faceva il DJ la domenica pomeriggio, in un’improvvisata discoteca allestita nella Casa del Giovane nei locali del P.C.I. di Viale Fontanelli: Luca Zanarini. Lo convocai e lo inserii nello Staff assieme ad altri, palle al piede, della vecchia “gestione”.

Il palinsesto

Cominciammo a lavorare imbastendo un palinsesto: la mattina c’era Daniela, all’ora di pranzo Enzo, Mario & Gianni, al pomeriggio Luca Zanarini al quale si era unito Leo Persuader con il Philly Sound, la musica da discoteca di quel tempo.

La giornata era scandita dai generi musicali scelti da Enzo, che era un vero esperto in fatto di musica commerciale - aveva persino vinto un difficilissimo quiz musicale a Radio Montecarlo - e possedeva centinaia di 45 giri doppia facciata A, di quelli usati nei jukebox, che non si trovavano in commercio ma gli venivano forniti da un’amica del settore. La sera, dalle 20 in poi andavo in onda io, con Luca Zanarini alla regia.

Il programma era indirizzato a tutta la famiglia con strizzatine d’occhio ai giovani. La conduzione era a due, o meglio, avrei dovuto condurlo io, ma Luca mi interrompeva continuamente, interveniva per dire la sua, io lo prendevo in giro (sennò che radio libera era?). Insomma, un vero e proprio battibecco che alla fine risultava spontaneo e gradevole. D'altronde “Striscia la notizia” è ancora così.

Il nostro successo era vertiginoso, come anche quello di Daniela, Enzo, Mario, Gianni, Leo e così via. Ricevevamo valanghe di lettere e cartoline (il telefono non veniva usato perché troppo caro) che leggevamo, nessuna esclusa, in diretta. Tutte e tutti volevano partecipare, fare la loro battuta, il loro commento. Era tutto bellissimo ma… non poteva durare."

"Non poteva durare e non durò"

Troppi “remavano contro”: chi voleva più spazio per la “cultura”, chi per il “dibattito” chi per i notiziari interminabili, e non capivano che “mamma Rai” stava perdendo colpi proprio perché le “libere” erano più “leggere” ed ascoltabili. Non tralasciavamo nulla: cultura, notizie, dibattiti ma con la gente che finalmente poteva dire la sua, non solo ascoltare…

Non poteva durare e non durò. Dopo un’altro incontro con “l’editore” me ne andai, e con me Enzo, Daniela, Mario, Gianni, Leo, Luca e poi Chicca, Bobo e Pincelli, Patrizia, Paolino e Monica, l’avvocato Gavioli ed un’infinità di amici attorno ai quali nacque Modena Radio City al decimo piano del direzionale 70 da dove trasmette tutt’ora. Da lì sono passati e cresciuti tanti giornalisti che hanno “fatto carriera”. Mi piace ricordare, in quei formidabili anni: Mauro Cortelloni, Pierluigi Salinaro, Andrea Dondi… Una storia lunga quasi trent’anni..."

 

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